Il Progetto

Associazione Nazionale Carabinieri Sezione 'Appuntato Ippolito Cortellessa M.O.V.M.' Monte Porzio Catone

Introduzione “Tacere non è un dovere”

Edoardo Zucca
Presidente Associazione Nazionale Carabinieri
Sezione “Appuntato Ippolito Cortellessa M.O.V.M.”
di Monte Porzio Catone

Innanzitutto un ringraziamento a tutti i presenti.

Oggi siamo in questa sala perché riteniamo necessario condividere con tutti voi, un progetto che come Carabiniere e come cittadino italiano mi sta molto a cuore. Il titolo è solo all’apparenza enfatico: Tacere non è un dovere significa finalmente rammentare a ciascuno di noi che gli eroi non sono solo coloro ai quali viene dato pubblico riconoscimento, attraverso onorificenze, ricorrenze e monumenti. Esistono anche altri eroi, sconosciuti ai più, ma che hanno agito nelle pieghe della storia immolando la propria vita seicento Carabinieri di ogni ordine e grado per tener fede alle loro idee.

Sono quindi eroi anche i colleghi che sul finire del secondo conflitto mondiale hanno sopportato venti mesi di umiliazioni, soprusi, maltrattamenti, punizioni corporali e psicologiche; persone che hanno patito la fame e sono state costrette, a dodici ore al giorno di lavori forzati, nel freddo dell’inverno tedesco. Questi uomini hanno compiuto atti di eroismo senza timore di essere uccisi, nella volontà di non tradire il proprio giuramento.

Ci sono poi stati quelli che al loro rientro in patria, quasi considerati “colpevoli” di essere dei sopravvissuti ai lager nazisti, hanno visto ripagata la loro coerenza e la loro fedeltà alla patria con la diffidenza di chi ritiene, da incredulo, che i loro racconti siano solo delle frottole. Ma, come giustamente scrive un internato, il Carabiniere Domenico Visconti, “Credetemi non sono frottole”.

Parlare oggi, a più di settanta anni di distanza, della deportazione dei Carabinieri ad opera dei nazisti è un’esigenza che sentiamo non tanto per raccontare la nostra versione della storia, ma per costruire una storia comune e condivisa che renda il giusto omaggio a quegli uomini. Come alcuni di voi sapranno, la molla che ha fatto scattare il tutto è la lettura del prezioso studio di Anna Maria Casavola: “7 ottobre 1943 La deportazione dei Carabinieri romani nei lager nazisti”. Ebbene, ricordo che mentre andavo avanti nella lettura del libro, ad ogni pagina che scorrevo, in me si rafforzava l’idea che quei fatti andassero portati alla conoscenza di un pubblico il più ampio possibile, soprattutto ai giovani.

Nella mattinata altre e più autorevoli voci entreranno nel dettaglio storico. A me preme accennare al fatto che oltre alla deportazione dei Carabinieri romani occorre ricordare anche la deportazione di mille Carabinieri Milanesi avvenuta il 5 agosto 1944 nella città di Milano.

Ora, io non sono uno storico. Ma voglio farvi partecipi di una mia personale riflessione originata dall’appassionata lettura di documenti originali. Il punto di partenza è ingenuo: perché i nazisti decidono di deportare i Carabinieri?

Gli occupanti conoscono la fedeltà e lo spirito di sacrificio sempre dimostrato dai Carabinieri verso il popolo italiano per cui temono che i Carabinieri possano diventare un ostacolo alla deportazione degli ebrei italiani. I servizi di informazione tedeschi hanno già posto la questione, ben prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Su questo punto alcuni dettagli importanti sono riportati nel libro del 1924 a cura del Magg. CC RR Ruggiero Denicotti “Vicende dei Carabinieri Reali ad un secolo dalla loro fondazione”.

Poi è la storia a seguire che ci fa onore ma presumo intimorì i nazisti. Cito alcuni eventi accaduti a cavallo tra le due guerre per darvi un’idea:

  • Nel 1936, in Africa Orientale, in località Ogaden ed all’attacco del baluardo del Ganu Gadu presidiato da 30.000 etiopici, l’Arma riporta tre medaglie d’Oro al Valor Militare individuale.
  • Successivamente nel novembre del 1941, per l'epica resistenza a Culqualber, la Bandiera dell'Arma viene insignita di una seconda Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Infine, sempre in Africa Orientale, la sera del 19 - 20 dicembre del 1941 il Maggiore Edoardo Alessi Comandante del 1° battaglione CC RR Paracadutisti con i suoi 360 uomini scelti tra Ufficiali Sottoufficiali e Carabinieri e un plotone di 40 soldati del Genio guastatori, su ordine del Generale Rommel, rallentava l’avanzata dell’esercito inglese, permettendo alle armate italo tedesche di ripiegare. Il 28 dicembre 1941, in una trasmissione serale Radio Londra elogiava il Battaglione CC RR Paracadutisti dicendo che l’esercito inglese non aveva mai incontrato una resistenza cosi accanita.
  • Per non parlare poi della resistenza nella Città di Napoli, della battaglia di Roma, fatta da pochi reparti di Carabinieri, la resistenza a Ponte della Magliana ad opera del 2° Battaglione Allievi Carabinieri del Reggimento a Cavallo Pastrengo, la resistenza nel Castello Orsini, sede di campagna dello Stato Maggiore del Regio Esercito, da parte della Compagnia CC RR che costerà ai tedeschi circa un terzo della forza paracadutata la mattina del 9 settembre 1943, e cioè circa 700 uomini.

Per queste ragioni i nazisti finiscono per ritenere che l’unico vero ostacolo per raggiungere i loro obiettivi siano proprio i Carabinieri. E per fermarli si ricorre prima all’inganno e poi alla deportazione. Il 7 ottobre 1943, dopo aver loro posto l’alternativa di aderire alla RSI, si consuma la deportazione nei lager nazisti di circa 2000 CC RR.

Vedete, la mia interpretazione della storia è forse un po’ meccanica e sicuramente tra i presenti c’è chi vi articolerà meglio i fatti, ma da Carabiniere mi piace pensare che un esercito organizzato e attrezzato come quello tedesco abbia avuto paura di noi e debba essere ricorso all’inganno per avere la meglio sui Carabinieri italiani.

Perdonatemi la digressione. Questa mattina vi presenteremo il progetto di un documentario e un libro. Qui in sala ci sono tutte le persone che ci stanno aiutando nella realizzazione e che desidero sin da ora ringraziare per la collaborazione. Nel corso dei vari interventi avrete modo di capire meglio la struttura e il taglio del progetto.

Per concludere voglio dire che questa nostra iniziativa è un omaggio, nient’altro che dovuto, ai tutti i CC RR deportati e, a quelli che non hanno fatto più ritorno in seno alle proprie famiglie.

Monte Porzio Catone 11 aprile 2016.

Il Presidente
M.llo Capo r. o. Edoardo Zucca